Il mio nome è Shavex, chierico umano, originario di Stormwind, gloriosa capitale del regno di Lordaeron.
Ieri, poco prima del tramonto di una mite giornata di primavera, mi accingevo a progere i miei omaggi e a offrire i miei servigi al me Pelor, quando un evento tanto inatteso quanto straordinario mi distolse della mie attività, un evento che probabilmente cambierà il corso delle nostre umili esistenze, indotte a seguire l'onda vigorosa di avvenimenti la cui portata supera la nostra terrena comprensione, ma a cui non possiamo che prostrarci.
Un messaggero inviato dalle genti dell'est, un nano chiamato Therabas, si parava rigido davanti ad un elfo delle terre di Kalimdor che sedeva sulla nuda terra a testa china: la lunga chioma argentea e gli occhi di ghiaccio gli conferiveno una strana aura che lo faceva risplendere nonostante la spossatezza che si era impadronita di lui. Indossava umili veste, che nonostante ciò sembravano catturare la luce del sole morente e restituirla in riflessi dorati che sembravano intessere attorno a lui un misterioso alone in grado di attirare chi gli stava accanto.
La sua temperanza era quasi palpabile, la pace che emanava e lo splendore di cui riluceva infondevano una sensazione di gioia ed insieme di serenità che non avevo mai provato prima e che la pochezza delle mie parole non è tuttora in grado di descrivere. Avvicinandomi di qualche passo a quella creatura mi resi conto che era lui stesso la fonte della meraviglia che percepivo: le sensazioni che trasmetteva mi portavano verso di lui senza indugio, certo che da un incontro non poteva che scaturire una meraviglia ancora più grande.
"Alzati, avanti!" -Esclamò il piccolo e determinato nano, il fucile tra le braccia rilucente al sole calante...Fu allora che sospinto da una forza sconosciuta afferrai la sua mano invitandolo ad abbassare e riporre la sua arma.
"Non vi preoccupate, mastro nano, non ci farà alcun male. E' innocuo, anche se probabilmente molto più temibile di come possa apparire..." sussurrai all'attonito nano. Il rispetto ed il riconoscimento di cui godevo tra le file dell'Alleanza venne in mio aiuto ed il nano, udendo le mie parole, mi assecondò abbassando il fucile e allontanandosi dallo straniero, avvicinandosi a me per chiedere spiegazioni.
Mentre cercavo di spiegare perchè avevo agito in quel modo al piccolo nano, una flebile voce tanto fioca da essere appena udilibie, provenne dall'elfo che arrancando cercando di alzarsi e lottando contro la gola secca e gli arti intorpiditi e affaticati, cercava di pronunciare parole che sembrarono costargli immensa fatica.... "zan-zanga-zzz-za"
Subito gli porgemmo dell'acqua per lenire la sua gola dolorante e lo sorreggemmo mentre lo straniero a fatica si rimetteva in piedi, appoggiandosi al lungo stocco che portava con se e alle nostra braccia. Riaquistato il controllo di se l'elfo ci sorrise benevolocon gratitudine e dopo pochi istanti, inchinandosi a noi, cominciò: "Vi ringrazio, compagni e fratelli, la vostra opera vi rende grande onore! Che la benedizione di Elune scenda su di voi e sulle vostre genti! Il mio nome è Alagos Evershade, provengo dalle Terre di Kalimdor e sono in viaggio da lungo tempo a nome del mio maestro. Importante è la mia missione e non posso indugiare oltre nonostante le fatiche e le privazioni attraverso cui sono passato. Permettetemi dunque di abusare ancora un poco della vostra disponibilità, signori, e lasciate che vi porga una importante domanda"
L'audace nano, avvezzo alle battaglie ed io, chierico votato alla Fede, uniti dall'esperienza che stavamo vivendo, tendemmo le orecchie e annuendo allo straniero ascoltammo cioè che egli aveva da dire, attendendo avidi le parole che egli stava per proferire.
"Vi prego, se vi è possibile, di mostrarmi la via per una regione chiamata Zangarmarsh...so che si trova non lontano da qui, ma non sono stato in grado di proseguire il mio cammino dopo essere giunto in questa grande città. Sono straniero in queste terre, e non conosco la via.."
Nella mia mente cominciavano a prendere ordine i frammenti di informazione che avevo raccolto dall'istante in cui vidi Alagos chino davanti al nano. Ecco che cosa stava cercando di dire pocanzi! Chissà da quante notti questo straniero si priva del riposo e del ristoro per proseguire indolente nel suo viaggio... nonostante sia allo stremo delle forze non indugia e segue la sua missione attraversando i pericoli e le insidie di una terra straniera, pericolosa ed inospitale. Il volere degli Dei si sta palesando davanti ai miei occhi, e se non posso di certo presumere di sapere cosa gli Dei hanno in mente, posso essere certo che il segnale che mi hanno inviato è inconfutabile! Essi mi stanno affidando un compito: questo straniero è giunto fino a qui e gli Dei hanno fatto si che io lo incontrassi affinchè io possa onorare la sua missione offrendogli la mia protezione e i miei servigi.
Il nano accanto a me piegava il capo massiccio all'indietro per poter continuara a guardare in viso il giovane elfo che gli si stagliava dinnanzi sovrastando di diverse palme ognuno di noi. Sebbene non staccasse lo sguardo da quegli occhi di ghiaccio, sembrava scosso da un dissidio interiore.
"Venite, messer Alagos, la regione che cercate non è molto lontana da qui.Badate però, il viaggio è tuttavia gremito di pericoli, che insidiano qualunque viaggiatore, sia esso straniero o nato in queste terre."
Con riconoscenza Alagos sorrise e si accinse a seguirmi, facendomi cenno di mostrargli la via. Mentre stavo per incamminarmi, la voce profonda del nano ci seguì: nonostante la tipica diffidenza dei nani per qualunque creatura più alta di qualche piede, Therabas non potè che chinarsi al volere degli dei che così chiaramente si era mostrato anche ai suoi occhi di cacciatore. "Lasciate che vi accompagni, avrete bisogno di occhi acuti e udito fine per non incappare nei pericoli di queste terre. Il mio fucile ed io guarderemo le vostre spalle.
Molti erano gli interrogativi che ancora balenavano nella mia mente, ma dentro di me sentivo che la via giusta era stata ormai imboccata e l'assenso degli dei benediceva ogni nostro passo; i segni della loro approvazione avrebbero continuato a pararsi chiari come il sole davanti ai miei occhi, guidando il nostro cammino.
Decidemmo di scortare l'elfo fino all'avamposto degli emissari di Cenarion, dove certamente avrebbe ricevuto ospitalità e protezione dai suoi fratelli delle Terre esterne, protettori e grandi conoscitori delle terre di Zagarmarsh. Giunti a destinazione Alagos parlò di nuovo e con voce benevola si rivolse a noi: "Vi ringrazio infinitamente, amici e compagni! La vostra prova di fede è stata grande e il vostro coraggio vi fa onore. Finchè vivrò potrete contare su di me, se mi sarà possibile farò ogni cosa in mio potere per rendere a voi il favore che mi avete offerto, se mai ne avrete bisogno. Ricordate il mio nome, io e i miei fratelli vi saremo sempre grati. In questo luogo la magia di Ashyen e Keleth mi proteggerà e mi rinvigorirà. Il nostro comune viaggio termina qui, poichè la missione che devo portare a termine è stata a me affidata e a nessun altro; giungerà tuttavia il momento in cui sarete chiamati alle arm, non soltanto voi, ma tutter le creatura che camminano sulle Terre di Azeroth e entro le tormentate Terre Esterne.State pronti, amici, dovrete rimanere uniti per sopraffare un nemico che altrimenti, ancora una volta, cercherà di cancellare ogni traccia di vita da questo mondo"
"Ma aspetta, sir Alagos,non capisco: cosa devi fare in queste lande morte?" -chiese arditamente il nano. L'elfo, che si stava già incamminando verso l'ingresso dell'avamposto, si voltò lentamente e dopo qualche istante sospirò dicendo: "Risanare le ferite della natura; i tempi sono ormai maturi: da troppi secoli essa sanguina. Il putrido e devastante passaggio dell'orda demoniaca che molto tempo fa devastò le nostre terre ha lasciato piaghe che la natura, nonostante la sua immenza forza, non è in grado di risanare da sè. E' tempo che Nostra madre venga liberata da codesto pesante fardello." Quindi si voltò nuovamente incamminandosi nuovamente lungo il sentiero.
"Ti vedremo ancora?" urlò il piccolo nano, lasciato a bocca aperta...
Egli voltò il capo osservandoci benignjamente, e con uno strano sorriso dipinto sul volto disse "Se glo dei lo vorranno, ci incontreremo ancora e ancora, miei compagni! Che gli Dei vi benedicano!" e con un elegante inchino, le sue sembianze mutarono in un istante e divenuto un elegante felino del colore della notte si allontanò silenziosamente ad ampie falcate nella radura di fronte a se.
Ancora non so di preciso cosa portava Alagos in quelle terre, ma so che tempi nefasti si prospettano per Shattrath e per l'Alleanza. Che gli dei continuino ad assisterci e a guidarci! Presto Alagos sarà di nuovo con noi. State pronti, combattenti dell'alleanza, prima di quanto pensiate saremo chiamati ad imbracciare le nostre armi e a preparare gli incantesimi più potenti contro una terribile minaccia che ancora una volta striscerà tra le nostre terre infida e velenosa cercando di devastare il nostro mondo.
nota: su "velato" suggerimento di Lya (